Il coraggio esoterico per un agire rigenerante sull’umanità. L’agire del cuore.

di Anibal Comparin – Casa Loïc

 

Siamo in un momento nel quale tutti noi siamo chiamati, sollecitati a decidere, a fare scelte per noi stessi o per le persone a noi care, o per quanti si sono affidate alle nostre cure. Ognuno sa le difficoltà e le lotte interiori e anche quelle esteriori che per questo deve affrontare. Il rischio potrebbe essere quello di agire a volte di impulso, a volte per “reazione”, o per costrizione, o anche agire solo di testa, o per paura, paura non solo della malattia, della pandemia in corso ma anche oggi molto forte, paura di perdere il lavoro, di non avere più i mezzi per andare incontro alle proprie necessità ed esigenze economiche. Viviamo senza dubbi un momento di grandi minacce,
personalmente sono del parere che in questo momento ci sia come un “assalto alla dignità di ogni individuo”.
Sono allo stesso tempo certo che non sia questa la prima volta che l’umanità sia di fronte a tali questioni. L’umanità ha attraversato più volte nella storia momenti, periodi, anche lunghi di pandemia, di carestia, di guerre, di costrizioni e tirannie, di schiavitù, di abusi, di sopraffazioni e di minacce di ogni genere. Per questo sono altrettanto certo che in noi vive la capacità e la forza per superare quanto oggi viviamo.

La nascita della pedagogia curativa stessa e dei diversi centri è stata segnata da vicende come la questione sociale con la violenza di carattere razzista; la pubblicazione di leggi che prevedevano la sterilizzazione forzata delle persone affette da debolezza mentale innata; la decimazione sistematica di tutti coloro che hanno un deficit di prestazione o problemi nell’integrazione sociale. Peter Selg nel libro su Ita Wegman, Resistenza spirituale e superamento, scrive:

quando il nazionalsocialismo aveva presso il potere in Germania, Ita Wegman era costantemente preoccupata soprattutto per il futuro dei bambini, dei giovani e degli adulti “handicappati” bisognosi di cure animiche e con ciò anche dello stato e delle prospettive e degli Istituti di pedagogia curativa collegati a lei diretta o indirettamente. […] Nel corso del 1933, ita Wegman divenne sempre più consapevole dell’urgenza straordinaria richiesta dai tempi. Parlò di una attività febbrile prima che si verificassi la grande catastrofe, poiché nel mondo le cose stanno andando molto male.” e ancora, “é come se gli uomini fossero diventati più lenti e paurosi.[1]

In una conferenza, forse la sua ultima, Marcus Fingerle parlando della speranza, diceva:

“la speranza è la capacità di vedere ciò che nessuno vede, di vedere ciò che non è immediatamente visibile, vedere oltre. Dovremmo imparare a guardare la realtà non in senso letterale ma in senso simbolico. Questo è il grande passaggio nella biografia di un essere umano. Vedere le cose in senso letterale vuol dire rimanere abbracciati all’apparenza, a ciò che appare, come le cose vengono viste dalla maggior parte delle persone, come le cose vengono pensate e considerate per lo più, come le cose vengono interpretate dalla maggior parte: questo è il modo letterale secondo il “si pensa, si dice”. Così rimaniamo prigionieri. Considerare la realtà in senso letterale è anche cercare nella realtà la soddisfazione dei nostri desideri, ma anche delle nostre aspirazioni, dei nostri aneliti. Ora la realtà mai potrà soddisfarci, mai soddisferà i nostri aneliti, le nostre aspirazioni. La realtà ci delude sempre. Ma si può considerare la realtà, come diceva Ghoethe, come un simbolo. “Tutto ciò che diviene è un simbolo”. Allora io vedo in ogni cosa qualche altra cosa.”[2]

Giuseppe Leonelli, da parte sua, ritiene che “per salire nella conoscenza soprasensibile si richiede la capacità di discendere nell’interiorità dell’uomo, di afferrare la vita interiore.[3] Afferrare la propria vita interiore è la possibilità di afferrare il nostro essere spirituale, il nostro essere individuale, che ha in se le capacità
e le forze per affrontare le difficoltà di ogni tempo.

Martin Dietz, nel libro che ripropone la conferenza di R. Steiner, Che cosa fa l’Angelo nel nostro corpo astrale?, si domanda “da dove provengono le forze che ci fanno crescere oltre noi stessi?” e risponde, “devo rafforzare la mia capacità di sviluppo interiore, non per diventare sovraumano, ma per arrivare a me stesso, per essere me
stesso. Il tema è proprio lo sviluppo. Si tratta di andare verso noi stessi, verso il nostro vero io.”[4]

La domanda successiva potrebbe essere, perché non arriviamo a noi stessi, al nostro essere profondo, vero?

Qui troviamo le parole di R. Steiner nella decima conferenza di pedagogia curativa, che dice: “in generale gli uomini non riescono a ottenere nulla perché non hanno mai reso vivente una verità. Essa consiste nell’immedesimarsi alla sera nella coscienza in me è Dio o lo spirito divino, e questo non solo in teoria, non solo come parole vane, come le meditazioni della maggior parte delle persone, illuminando poi al mattino la giornata intera con la coscienza io sono in Dio. […] il punto alla sera non viene all’esterno, ma solo al mattino.”
Si tratta, dunque, di “rendere vivente in se stessi in modo serio una verità”. Non dice che questa verità sia “vitale” per la nostra vita, per il nostro esistere. Vitale è il cibo, l’acqua, l’area che respiriamo, ma vivente. Viventi sono le piante, gli animali, no siamo esseri viventi, e così cosa vuol dire rendere vivente una verità? Significa illuminare il nostro essere, illuminare la nostra coscienza, questo non avviene improvvisamente, immediatamente, “avviene al mattino”. Occorre passare la notte, aspettare il mattino.

La coscienza illuminata è la coscienza della dignità umana e il discorso della dignità dell’uomo è un discorso che ci porta indietro nel tempo, più precisamente a un discorso preparato dal giovane Piccolo della Mirandola per un congresso, purtroppo mai realizzato, previsto per il 1487, dal titolo “Della dignità dell’uomo”. Questa dignità
risiede nella “libertà” dell’uomo, per mezzo di questa libertà, l’uomo diviene colui che completa il mondo attraverso le azioni che può compiere. Dio ha dotato l’uomo di una volontà libera, gli ha donato la possibilità di prendere le proprie decisioni. “Tu puoi snaturarti verso il basso, verso l’animale, e tu puoi invece nuovamente risuscitare seguendo la tua propria volontà verso l’alto.” Sulla base di questa coscienza la vita futura dell’uomo si potrà esprimere secondo tre impulsi: quelli della fratellanza. La fratellanza intesa come atteggiamento sociale profondo in cui “nessun uomo deve rimanere in pace tranquillamente se un altro sta male”, “nessun uomo potrà godere in pace la felicità se altri uomini saranno infelici accanto a lui”. Solo questo potrà portare la più assoluta unificazione del genere umano. Il secondo impulso riguarderà il “riconoscimento in ciascun uomo dell’immagine
della divinità”. “L’incontro di ogni uomo con un altro uomo sarà di per se stesso un atto religioso.”
Il terzo impulso riguarderà “la piena libertà religiosa per l’anima. Giungere attraverso
il pensiero, all’esperienza dello spirito.”[5]


NOTE

[1] Peter Selg, Resistenza spirituale e supermento, Ita Wegman 1933-1935, Aedel Edizioni, Torino, 2011, p. 34-40, 41, 45.

[2] Marcus Fingerle, “Angoscia, paure e speranza. Come proteggere dalle nostre paure le forze di speranza del bambino ”

[3] Giuseppe  Leonelli, L’arcangelo Michele, p. 10.

[4] Martin Dietz, “Che cosa fa l’angelo nel nostro corpo astrale?”, Torcegno 11-13 luglio 2008, p. 15.

[5] Martin Dietz, op.cit. pp. 40; 42; 47; 55.


Bibliografia

Peter Selg, Resistenza spirituale e superamento, Aedel Edizioni, 2011, Torino.

Giuseppe Leonelli, L’Arcangelo Michele, Aedel Eizioni, 2015, Torino.

Rudolf Steiner, Corso di Pedagogia Curativa, Editrice Antroposofica, 1997, Milano.

Karl-Martin Dietz, “Che cosa fa l’angelo nel nostro corpo astrale”, Editrice Novalis, 2015, Milano.

Marcus Fingerle, “Angoscia, paure e speranza. Come proteggere dalle nostre paure le forze di speranza del bambino”, Conferenza tenuta a Rovereto, 4 giugno 2021.

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